ARTE PARMA - Dal 14 al 17 Marzo, lo Studio Vigato sarà presente alla manifestazione allo stand 85 con artisti come Galliani, Faggiano, Pisani, Ferrarini, Bendini, Di Stasio e molti altri.
Per inviti e ingressi gratuiti, contattate la galleria.
Inaugurazione : Sabato 25 Ottobre 2008, ore 18 Via Ollero, 2 - 15100 Castelceriolo - AL -
Artisti in mostra:
Vasco Bendini, Mario Ceroli, Mimmo Rotella, Gino De Dominicis, Vettor Pisani, Pietro Coletta, Stefano Di Stasio, Luigi Mainolfi, Omar Galliani, Nello Teodori.
“ci sia una linea che divida ciò che si può abbracciare con lo sguardo, ciò che è chiaro, da ciò che è non rischiarabile e oscuro; dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto; dal fatto che si discerna immediatamente con forte istinto quando è necessario sentire in modo storico e quando in modo non storico…” (F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita)
Il punto di partenza di questa mostra sono i singoli risultati raggiunti dagli artisti che costituiscono la collettiva stessa. Le opere innanzitutto e poi le relazioni, le testimonianze, i progetti, le prospettive allargate ad alcuni contributi della storia che ha accompagnato le vicende umane ed artistiche di questi “interpreti” dell’arte italiana. La mostra, dunque, è dedicata agli sguardi diversi che appaiono oggi sempre più sviluppati, sia dal punto di vista poetico che letterario e che hanno prodotto i modelli stilistici delle varie generazioni rappresentate dagli artisti stessi.
Qual è il rapporto che intercorre tra il pensiero e la vita dell’arte? È assolutamente accertato che un soggetto artistico, anche nella sua forte individualità espressiva, non è foriero di un momento aggregativo e collettivo della sua e dell’altrui espressione? È ancora possibile rendere conto razionalmente du fait vital dell’arte e contemporaneamente radicare il pensiero nella vita espressiva dell’artista, senza fare uso delle lenti deformanti di una tendenza troppo rigida e senza ricadere in un vitalismo irrazionalista o troppo metafisico? La presente mostra, raccogliendo opere e contributi di tappe e periodi diversi della storia dell’arte italiana degli ultimi cinquant’anni, cerca di fornire le coordinate per una nuova “annotazione” del problema. Queste opere, appartenenti a “congiunture difformi” dell’ultimo quarantennio, si presentano nell’oggi come una preziosa chiave di lettura de “le chapitreactuel” della nostra ricerca artistica, per osservare, con tensione ma anche con scetticismo, il momento fondatore di sguardi singolari, tra il panorama del secolo scorso e di quello che da poco ci è dato in cambio. Lo spirito della diversità, ci rivela che questa forma di annotazione su momenti diversi della cultura artistica italiana è intimamente connesso con i caratteri essenziali che distinguono la dimostrazione dell’argomentazione poetica di ogni singola vicenda. Ed è appunto per ciò che in questo caso non si tratta di rivendicare un formalismo, che tenda a rispecchiare una “questione nazionale” o addirittura etnica, visto che nell’era della globalizzazione sarebbe impossibile rivendicare questo rigido presupposto (genius loci), ma si tratta piuttosto di configurare una zona degli sguardi e delle poetiche sottratta a qualsiasi minaccia di omologazione. Questa mostra, per i soggetti molteplici presi in antologia e per le intenzioni perseguite, pur rinunciando a proporre una teoria generale ed unificatrice, costituisce uno sforzo di ridiscussione del fare storico nostrano e quindi un orientamento preliminare a storie ed interrogazioni future.
Attraverso questa rassegna di poétiques différentes, anecdotes ed esempi di énonciations artistiques, tratti dalla vita e dall’opera degli autori in programma, ma anche dall’ambito del quotidiano e dell’esperienza diretta, il fruitore viene portato, non senza curiosità e promemoria non ancora noti, a riscoprire nelle sue dimensioni critiche le più disparate articolazioni poetiche come fenomeno specificamente espressivo e infinitamente dissomigliante.
Inaugurazione : Sabato 18 Ottobre 2008, ore 18 Via Ghilini, 30 - 15100 Alessandria
Se la ricerca artistica si è da sempre interessata alla psicologia dell’arte, intensificando di molto negli ultimi vent’anni gli sforzi in questa direzione, molto poco invece ha prodotto nei riguardi di quel particolare tipo di coinvolgimento e di riferimento psicologico che riguarda la denominazione letterario-estetica e teatrale di questa stessa proposta. In alternativa a ciò, l’introspezione simbolica nell’opera di Vettor Pisani si rivela come uno dei momenti privilegiati della dimensione estetico-introspettiva dell’arte: essa si configura come una particolare “risposta” a uno stimolo che ha presupposti nel teatro filosofico conoscitivo della storia europea moderna, basato dunque su molteplici categorie della storia dell'arte e della cultura, inclusi richiami all'esoterismo, alla simbologia dei Rosa-Croce e alla Massoneria. Come artista della generazione degli anni Settanta, Pisani ha lavorato nel campo della performance e dell'istallazione ed ha recentemente dato vita a un grande progetto a Serre di Rapolano (presso Siena), dove in una cava di pietra abbandonata ha riconosciuto il luogo e i simboli del suo universo. Nel 1970, con la sua prima mostra alla Galleria La Salita, attraverso dei lavori di grande complessità lirico-concettuale, Pisani convalida il suo interesse per i risvolti della filosofia esoterica. Nel 1972 si presenta a "Documenta 5" di Kassel, mentre nel 1976 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove presenta l'opera R. C. Theatrum. Da quel momento in poi, distintesi su questa singolare parabola, le opere di Vettor Pisani non hanno mai smesso di evidenziare i continui riferimenti alla cultura misteriosofica e alle avanguardie storiche. Egli concepisce lo spazio intero come se fosse un grande intrico in cui dislocarsi trasversalmente ad un'architettura allegorica e emblematica. Infatti, non a caso, a differenza degli artisti della sua generazione che in vita si celebrano con forme automuseificanti, firmando i contenitori più che il contenuto dell’installazione, fino ad identificare il nome dell’artista con il destino della struttura, Pisani dando vita vicino Siena a quella Pinacoteca permanente denominata Virginia Art Museum, in maniera estroversa suggerisce ipotesi di applicazioni concrete della sua Confessio fraternitatis (1614-15). La mostra di Alessandria offre, dunque, una rinnovata articolazione conoscitiva del viatico di Pisani, attraverso il contributo di opere recenti realizzate a partire dal 2007. Le sculture, i disegni, le installazioni, gli oggetti tridimensionali, caricati da una energica valenza metaforica e letteraria, suggeriscono nuove ipotesi su ciò che Pisani chiama Edipo Borderline, ovvero una sorta di immaginario post-sofocleo e Hofmannsthaliano, dirottato in una tragedia virginale e alchemica. Il titolo della mostra tende a descrivere in maniera molto chiara la raccolta delle opere presentate nello Studio Vigato. Le opere che si offrono al pubblico costituiscono l’ampia base originaria di una frizione tra la storia di Edipo e l’effetto borderline. La provocazione tematica, che rientra perfettamente nello stile e nella storia di Pisani, ha il valore di una vasta ricognizione estetica che abbraccia tutto l’arco della minacciosa metafora di Edipo e di quella di sottili voci e personalità caratterizzate da instabilità, immagini di iperidealizzazione e svalutazione dell'altro, volubilità affettiva, reattività d’umore, marcata temporaneità delle sembianze e della percezione, figure e controfigure del Sé. I titoli delle fatiche narrano l’identità estetica dell’opera di Pisani: “Ermes”, “Eros e Thanatos”, “La Spada di Hermes”, “Madonna della Pioggia”, “Noi donne siamo fatte così”, “Oblio”, “Temperatura del Nord”. Il mito, il tema delle origini, la figura del masculin/féminin, i lineamenti della Madonna, il fascino romantico per il sublime e l’oscurità, oltre a tante altre s/ragioni dell’ovest, si muovono sul crinale del decadimento e le risorse irrefrenabili della brama e della smania della storia Occidentale.